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Le ragioni del mio sì

Gimli

 

Il 12 e 13 Giugno, si terrà il referendum sulla procreazione assistita, quattro i quesiti che verranno posti alla gente, che tenteranno di cambiare o lasciare simile la legge 40/2004.
Riassumiamo brevemente i quattro quesiti in questione.

1. Limite alla ricerca sperimentale sugli embrioni – Con l’abrogazione delle norme sottoposte a referendum si rimuovono gli ostacoli posti dalla legge alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni che impediscono l’utilizzo di cellule staminali e le tecniche di trasferimento nucleare ai fini di ricerca. I divieti esulano dalla procreazione medica assistita in senso stretto e incidono su un filone scientifico ritenuto particolarmente promettente per la cura di gravi malattie, quali l’Alzheimer, il Parkinson, la sclerosi, il diabete, le cardiopatie, i tumori, ad oggi questo tipo di ricerca è portato avanti servendosi delle cellule staminali adulte.

2. Norme sui limiti all’accesso – Si chiede di abolire: il divieto di accesso alla procreazione medica assistita, che non siano sterili e infertili; il divieto di produrre al massimo tre embrioni da trasferire in una unica soluzione nell’utero; il divieto alla diagnosi genetica preimpianto; il divieto a ricorrere alla fecondazione assistita per le coppie fertili ma portatrici di gravi malattie genetiche trasmissibili; il divieto di revoca del consenso dopo la fecondazione dell’ovulo

3. Norme sulla finalità, sui diritti dei soggetti coinvolti e sui limiti d’accesso – Questo quesito è molto simile al precedente, rispetto al quale ha una portata appena più ampia (a mio parere non sarebbe stato male accorpare i 2 quesiti). È stato soprannominato il “referendum delle donne” perché, in caso di vittoria del si, cadrebbe quel riferimento inedito ai diritti del concepito che comporta la sostanziale equiparazione dell’embrione al nato, per quanto attiene la soggettività giuridica, e che potrebbe essere utilizzato per rimettere in discussione la legge sull’aborto.

4. Divieto di fecondazione eterologa- È un quesito molto secco con cui si chiede di cancellare il divieto all’uso di gameti, spermatozoi od ovociti, estranei alla coppia. La fecondazione eterologa è una tecnica alla quale in genere ricorrono le coppie in cui uno dei partner è completamente sterile, ed è ammessa in quasi tutte le legislazioni europee

Personalmente sono a favore del referendum perché la legge ha espresso concetti illogici e senza senso. E non ho dubbi: se potessi votare, voterei quattro si. Non desidero spiegare in maniera approfondita “la ragione del mio si” su tutti e quattro i quesiti, ma lo farò invece per il quesito che mi sta più a cuore, il primo.

In molti paesi ci sono limitazioni all’uso degli embrioni umani per la ricerca biomedica che stabiliscono il limite dei 14 giorni dalla fecondazione, oltre il quale scatta un divieto.
A mio modesto parere (non sono uno scienziato) mi pare però un limite scientificamente ragionevole e accettabile.
Io credo che le staminali embrionali, possono essere la strada per battere i grandi killer del nostro tempo, dall’Alzheimer al Parkinson, al cancro.
È per questo motivo che sono convinto che ai quattro quesiti referendari contro la legge 40/2004 bisogna rispondere andando a votare in massa, e votando quattro si. L’embrione non è vita.
Esso è un ammasso di poche cellule privo della linea cerebrale che dà la possibilità alla vita umana.
Questo non significa che siano da produrre e da creare a carattere di sperimentazione.
Si deve rimanere nell’ambito della terapia, della ricerca, della cura.
Ritengo che la ricerca sugli embrioni potrà aiutare molto e non c’è nessun rischio che da questa strada possano venire un giorno bambini su misura.
Qualsiasi paura della scienza non può che basarsi sull’ignoranza: una condanna della ricerca sugli embrioni dettata dal timore della clonazione a scopo riproduttivo non ha senso.
Per chiudere questo mio intervento dico che la mia ritrosia sull’entrare in merito agli altri tre quesiti è dettata da un pensiero che mi è sorto spontaneo, appena sentito la proposta di questo referendum; ovvero, che i problemi in materia di fecondazione assistita e fecondazione eterologa avrebbero dovuto essere risolti dal parlamento, ma purtroppo una legge così priva di buon senso ha scatenato forti reazioni.
Detto questo, ritengo scandaloso, oscurantista, da pieno medioevo che qualcuno nel governo, nell’opposizione, e anche nella Chiesa chieda a gran voce l’astensione.
Ogni cittadino dovrebbe avere il dovere/diritto di dire la propria, quando chiamato, anche su un tema cosi difficile, scottante, che turba le coscienze…
Ricorderei alle “sirene politiche dell’astensione” che gli italiani non sono solo un popolo di divoratori di incontri di calcio, reality show, e pettegolezzi da gossip.
E alla chiesa conservatrice, che San Tommaso D’Aquino non teneva in gran conto lo stato dell’embrione!
07 Giugno 2005…

LE RAGIONI DEL MIO SI… PARTE II °
(Ovvero l’irresistibile stimolo alle sollecitazioni)

Avevo promesso a me stesso, di non entrare in maniera diretta e particolareggiata sui temi del referendum… mi ero detto: “Gimli si più vellutato possibile, leggero” questa cosa mi è stata fatta subito notare da una persona che apprezzo particolarmente qui dentro…
Inoltre, questa mattina, la discussione che ho avuto (o meglio l’ascoltarle senza quasi replicare) con due persone, che per differenti motivi stimo particolarmente ha creato in me il forte stimolo di scrivere ancora qualche riga su questo tema…
E vado volontariamente, a toccare uno dei quesiti più controversi e contestati quello che forse tocca di più le coscienze di ognuno di noi… il divieto alla fecondazione eterologa.

LA MORALE VA DISTINTA DAL DIRITTO
(Dedicato a pedi i castagnara e T.F.)

Non appena annunciati i quattro quesiti referendari sulla legge 40 ho percepito subito una larga tendenza a respingere la fecondazione artificiale eterologa.
Sembrava che molti di coloro che dichiaravano di dover ancora riflettere più a fondo prima di pronunciarsi sugli altri quesiti, sentissero il bisogno di smarcarsi rispetto ai fautori dei “si” indicando almeno un punto su cui erano chiaramente per il “no”.
Era anche significativo che questa opposizione non venisse quasi mai accompagnata da ragioni argomentate, ma avesse piuttosto il carattere di una reazione spontanea e quasi istintiva.
Su questioni di notevole impatto esistenziale, e circa le quali le analisi logiche e argomentative non riescono ad approdare a conclusioni condivise, la conoscenza del “modo di sentire morale” della comunità dei cittadini è un passo importante, anche se non di per sé risolutivo, per impostare disposizioni destinate a limitare la libertà di tutti. Ecco perché avere un risultato referendario su tali questioni è importante per predisporre una legge “giusta”.
Nel caso della eterologa un alone di diffidenza nasce gia dall’uso di questo termine barocco, che a mio vedere non fa parte della lettura scientificamente strettamente intesa, ma si è infilato convenzionalmente nella discussione bioetica sulla procreazione assistita senza, peraltro, essere univocamente definito. Infatti, mentre il senso più usuale è quello secondo cui fecondazione eterologa è quella in cui uno dei due gameti proviene da un individuo esterno alla coppia; in articoli che ho letto si fa rientrare nella fecondazione eterologa anche la casistica degli “uteri in affitto” e perfino della clonazione, aumentando la confusione e anche il tasso di avversione verso tale pratica.
Ma restiamo sul significato più ristretto. È chiaro che l’evocazione “dell’altro”, di qualcuno che esterno alla coppia contribuisce alla nascita del figlio, è di per se conturbante (vero pedi e castagnara?): evoca istintivamente l’idea dell’adulterio, è una specie di controprova che la “colpa” dell’infertilità della coppia non è di entrambi ma solo di lui o di lei. Da almeno trent’anni si sono condotti accurati studi circa questi aspetti psicologici della fecondazione eterologa e si è messo bene in chiaro come essa debba essere molto ben preparata sul piano psicologico affinché non produca effetti negativi sulla successiva vita di coppia. Accanto a queste ragioni emotive ve ne possono essere molte altre, legate alla concezione che uno ha della famiglia, del rapporto di genitorialità e via dicendo, che contribuiscono a formare nella coscienza di un individuo la repulsa verso l’eterologa. Ma siamo di fronte a ragioni sufficienti per far valere dei divieti verso tutti?
Consideriamo quella che a prima vista sembrerebbe la domanda che taglia la testa al toro ossia:
“ Tu lo faresti?”. Penso che molti direbbero “No, non lo farei mai” spiegando ad esempio che il figlio deve essere il frutto della coppia oppure dichiarando:
“ Non vorrei un figlio se non fosse figlio tuo” e cosi di seguito.
Posso comprendere e magari condividere tutte queste ragioni , ma la vera domanda a mio vedere
non è: “Tu lo faresti?” bensì “Perché vorresti impedire ad altri di farlo?”
E qui sono necessarie ragioni cogenti, ossia tali da imporsi in coscienza anche agli altri, e tali ragioni non sono state prodotte, poiché richiedono l’ammissione di alcuni principi etici e un tipo di interdipendenza fra i medesimi sui quali non esiste sufficiente consenso.
In questa situazione non possiamo considerare aberrante il discorso di una coppia che dica:
“ Vogliamo un figlio che sia per lo meno biologicamente per metà nostro”, per non parlare degli altri casi in cui la fecondazione eterologa appare la via più idonea per evitare tare genetiche.
Quanto detto riprende il tema di una certa distinzione fra morale e diritto: non tutto ciò che è moralmente riprovato da una determinata etica deve essere vietato dalla legge. Ma nel nostro caso c’è qualcosa ancora: non si vede perché ciò che non risulta vietato dalla legge quando avvenga “secondo natura” possa diventare vietato quando lo si persegue artificialmente.
Anzi penso che dovrebbe essere assunto come criterio giuridico generale che non si può vietare per via artificiale ciò che si permette per via naturale. Ebbene, la legge italiana non condanna ormai penalmente neppure l’adulterio e, meno che mai manderebbe in prigione o multerebbe una donna che, non avendo trovato un partner e vedendo avvicinarsi l’età in cui la sua fertilità viene meno, si “procurasse” un figlio facendosi mettere incinta da un conoscente occasionale con cui non instauri una relazione stabile di coppia. Potremo dire che questo è un comportamento immorale (vero T.F.?)
ma per molti, non lo è e non abbiamo il diritto di imporre ad altri un obbligo morale che essi non sentono in coscienza.
Ho sentito spesso dire negli ultimi giorni che, invece della fecondazione artificiale, le coppie che desiderano un figlio possono ricorrere all’adozione.
Non vedo perché un figlio adottivo, che non ha in comune con i suoi genitori né la genitorialità genetica, né quella gestazionale, ma solo quella sociale e legale, debba esser ritenuto più “naturale” o più “giusto” di un figlio nato da fecondazione eterologa, in cui almeno la metà della prima e la totalità della seconda, oltre naturalmente alla terza, sono presenti.
Chiudo questo mio intervento, abbracciando con affetto T.F. e stringendo con profondo rispetto la mano di pedi e castagnara, e sperando che non me ne vogliano ma le loro sollecitazioni erano troppo stimolanti…

08 Giugno 2005…

 
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