|
Partiamo dal presupposto che la scienza deve servire l’uomo e all’uomo,
e non distruggerlo e che ciascuno di noi è un essere umano da quando
avviene la fecondazione: l’incontro tra lo spermatozoo e l’ovocita;
dal quel momento nasce l’embrione che diviene feto, neonato, bambino,
ragazzo uomo.
Che il Diritto alla vita del concepito è da iscriversi tra i diritti
inviolabili, che toccano l’essenza dei valori supremi sui quali
si fonda la Costituzione.
Perché votare no?
In primis per non rendere possibile fare degli embrioni tutto ciò
che si vuole: ucciderli per svuotarli delle cellule staminali; fabbricarli
per poterli svuotare e gettare. Per non rendere l’inizio della vita
uno strumento da laboratorio, semplice materiale biologico, meno che una
cavia.
È sicuramente vero che le cellule staminali rappresentano la migliore
strada per lo sviluppo di terapie cellulari curative in maniera risolutiva
per malattie come l’Alzheimer, il Parkinson, la Sclerosi, il Diabete,
le Cardiopatie, ma che è soltanto la strada più facile,
quella più facilmente percorribile; ma non è la sola, l’unica.
Esiste la possibilità di raggiungere lo scopo con l’utilizzo
di cellule staminali adulte, cellule dello stesso paziente che stimolati
farmacologicamente dovrebbero curare la malattia, con il vantaggio che
essendo cellule dello stesso paziente non ci sarebbero problemi di rigetto,
possibili con il trapianto delle cellule staminali esterne.
Si rimanda alla libertà di ricerca, ma non si tratterà per
caso di destinare cospicui fondi disponibili?
Esistono veramente le “non persone” esiste uno stadio della
vita in cui si può considerare tali?
Non voglio rispondere ma invitare ad una riflessione: a meno di un mese
dal concepimento se si osserva ecograficamente l’embrione è
facilmente distinguibile un organo che batte ritmicamente e che è
quello che diverrà il cuore di una persona.
È proprio vero che poiché l’embrione non ha facoltà
mentali lo si può “utilizzare”?
Le persone affette dall’Alzheimer non hanno più facoltà
mentali perché non le si sopprime per l’espianto e l’utilizzo
degli organi? Ricordiamoci solo di farlo per tempo!
Il secondo quesito, quello che riguarda la possibilità di ricorrere
alla procreazione assistita anche se non si è sterili, e il limite
alla produzione degli embrioni ( non superiore a tre), trasforma la provetta
nel mezzo per generare la vita , per produrre quanti embrioni si vogliano
senza relazione con la sterilità e con l’impianto,comportando
possibilità di congelamento.
È di fondamentale importanza nella cura di ogni patologia il principio
di gradualità, l’iter diagnostico e terapeutico per la scelta
della terapia farmacologia o chirurgica.
Il ricorso alla procreazione assistita deve essere la soluzione estrema,
deve essere consentita come dice la legge qualora non vi siano altri metodi
efficaci per rimuovere le cause d’infertilità.
Non essendoci sicurezza di queste tecniche soprattutto per la salvaguardia
della donna sottoposta ad iper stimolazione ovarica a cui viene sottoposta
prima del prelievo degli ovociti.
Il terzo quesito riguarda le norme che regolano i diritti dei soggetti
coinvolti e i limiti dell’accesso, cancellando a mio avviso il primo
articolo della legge che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti
compresi quelli del concepito.
Il quarto quesito riguarda il divieto di fecondazione eterologa. La legge
consente attualmente di utilizzare gameti appartenenti alla coppia. Il
perché del non appare scontato: non è concepibile poter
generare un figlio d’altri e impossessarsene per il solo desiderio
di diventare genitori. Credo sia un problema non solo di bioetica ma soprattutto
di civiltà. La fecondazione eterologa snatura le relazioni di parentela,
ma soprattutto l’identità del nascituro.
L’ art. 3 della convenzione dell’ONU sui diritti dei bambini
dice che in tutte le azioni riguardanti i bambini i diritti e gli interessi
primari del bambino devono essere di primaria considerazione.
Facciamo le convenzione a tutela solo per quando ci conviene e siamo pronti
a far marcia indietro quando non ci fa più comodo andando contro
tutto ciò per cui ci siamo battuti prima?
Il bambino ha diritto ad una certa età della sua vita di sapere
da dove viene, chi sono i suoi veri genitori che cosa spiegheremo a questi
ragazzi: che sono frutto del progresso scientifico? Quale sarà
la reazione? Esiste la possibilità dell’adozione, perché
si può riuscire a dare amore ad un bimbo “programmato”
che ci è biologicamente estraneo, almeno per uno dei genitori?
e sembra, soprattutto ultimamente, così difficile accettare un
bambino già nato , che per una serie di ragioni non ha famiglia
e ne cerca una. In questo caso entrambi i genitori dal punto di vista
psicologico hanno un rapporto paritario e ci troviamo di fronte ad un
caso in cui la legge, a tutela del bimbo,
impone un iter preparatorio alla coppia che prepara i futuri genitori
ad accogliere un figlio non loro.
Un iter “formativo e attitudinale” per la procreazione eterologa
non è previsto.
|