Il procreare è una faccenda
che riguarda soltanto i procreatori o anche i procreati?
Per un bambino è meglio avere un padre e una madre veri, in tutti
i sensi, certi e conosciuti o no?
Dobbiamo guardare soltanto dalla parte degli adulti o anche da quella
dei bambini?
Queste domande, e altre, poste dal presidente del movimento della vita
mi hanno fatto riflettere.
Il problema è quello dell’angolo di visuale.
Io voglio stare dalla parte di chi è procreato e per questo NON
VADO A VOTARE.
Io credo che la vita umana sia un dono di Dio e che fin dal principio
è assistita da Dio nel grembo di ogni mamma.
Quando la persona umana si forma nel grembo materno vive il momento più
debole della sua esistenza, ma già gode del sostegno e della protezione
di Dio: è un bene intangibile e immutabile che richiede di essere
riconosciuto e tutelato, tanto dai singoli quanto dalla società
nel suo insieme.
Usare l’embrione umano o il feto come oggetto di sperimentazione
è calpestare la loro dignità di esseri umani che hanno diritto
allo stesso rispetto dovuto al bambino già nato e ad ogni persona
umana.
Ci scandalizziamo se gli animali o i vegetali vengono manipolati, ma ciò
che suscita scandalo se applicato al pomodoro o alla pecora, viene ammesso
se si passa a prendere in considerazione l’uomo.
Nessuno può sostituirsi a Dio e nessuno può farsi padrone
del destino altrui.
Il figlio non è qualcosa di dovuto e non può essere considerato
come oggetto di proprietà:
E’ UN DONO.
Pertanto ritengo inadeguato lo strumento referendario su una materia così
delicata e bisognosa di riflessione come la generazione umana.
Noi Europei, noi Italiani consideriamo il nostro vivere civile fondato
su valori fondamentali quali la solidarietà, la giustizia, l’uguaglianza,
la libertà e la pace: ma sappiamo rispettare i diritti dei più
deboli?
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