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Incontro/Intervista

Ispettore Cocco

 

 

In data 16/05/2005 La redazione de “La Gazzetta Dentro” ha incontrato l’Ispettore Capo Massimo Cocco. Questa intervista nasce da una nostra scoperta del tutto casuale, che ci ha lasciato all’inizio perplessi ma in seguito molto stimolato. L’ispettore Cocco è un pittore!!!
Leggendo le varie recensioni di esperti, ammirando noi i suoi quadri, anche molto bravo.
Ci ha colpito la dualità fra il lavoro che svolge in maniera rigorosa (sin troppo) e questa vena artistica che gli permette di spaziare con l’anima e il pensiero
Partendo da questo tema, dal fascino di questa dualità abbiamo dato vita all’intervista che ha toccato anche altri temi…
Ecco quanto ci siamo detti..

In primis volevamo ringraziarla per aver accettato di essere intervistato e per averci dedicato del tempo

D – Chi è Massimo Cocco? Come e quando è nata questa sua passione?
R - Massimo Cocco nasce in un paese della provincia di Cagliari, da una normale famiglia, frequenta la scuola del paese fino alla terza media; scopre la passione per la pittura quasi per caso: nel suo paese vive un artista con cui viene a contatto e i cui lavori lo affascinano al punto di desiderare di diventare un pittore.

D – Converrà con noi sul fatto che è singolare trovare un ispettore di polizia penitenziaria, pittore… Come vive questa dualità? Nel senso di come riescono a convivere il freddo/schema della vita di un carcere fatto di regole e la creatività, la fantasia, la libertà di una espressione artistica.
R - Sono due strade che viaggiano parallele e come tutte le rette parallele non si incontrano mai: l’una non invade l’altra. Anche se è capitato che per un importante mostra, che metteva a confronto detenuti pittori con pittori di fama internazionale, abbia realizzato il quadro allegato all’intervista che dà la mia visione del carcere.

D – Ispettore, non è che è diventato pittore per sfuggire alla durezza ed alla monotonia del Carcere?
R – Ero pittore già prima che iniziassi la mia carriera nella Polizia Penitenziaria, il lavoro ha molto limitato l’attività artistica; il fatto che abbiate sempre incontrato l’ispettore integerrimo nel proprio lavoro e non vi siate accorti che sotto la divisa vi fosse un artista è la riprova di quanto detto.

D – quali sono i suoi pittori preferiti, e a quali si sente di ispirarsi?
R- Non mi sono mai ispirato ad alcuna artista , apprezzo molto Michelangelo Merisi ( Caravaggio n.d.r.) oltre che per le sue opere anche per la sua vita avventurosa e dissoluta, è l’esempio di come l’artista nella sua opera spesso si discosta dal suo modo di vivere.
Un quadro non lo si apprezza da ciò che si utilizza per realizzarlo, ma dalle sensazioni che riesce a trasmettere, da ciò che riesce a far percepire attraverso le sue immagini: il pittore parla con i colori.

D – Se dovesse definire un suo quadro e darle un genere, a quale corrente pittorica si allaccerebbe?
R – A nessuna corrente, ho cercato di creare un mio stile dopo tanti anni di studio.
In alcuni ritratti uso una tecnica d’ incrocio dei colori dando un immagine prospettica alle figure; è come un insieme di scatole cubiche legate tra loro dall’incrocio dei colori che danno la possibilità di osservare da ogni punto l’immagine, che mantiene la sua forma.
Il colore del viso si mescola con la sagoma diventandone parte unica . Non è una sovrapposizione ma un intersezione ed un mescolarsi dell’insieme. Con questa tecnica possiamo entrare dentro l’immagine da ogni lato: da sotto, da sopra, dai lati, come se non ci fossero impedimenti.
Con questa tecnica ho dipinto il volto di padre Pio a colloquio con il Crocefisso; quadro premiato in un concorso artistico astigiano.

D - Qual è a suo vedere il problema più grave del pianeta carcere?
R – La lenta applicazione delle varie riforme dell’Ordinamento Penitenziario a partire da quelle del 1975 a quella del 2000, la mancanza di personale, limitano molto il raggiungimento dei risultati richiesti.

D –Ritiene che l’arte in tutte le sue forme possa essere un mezzo per il riscatto e il reinserimento del detenuto nella società? E se si, cosa proporrebbe lei in questo senso?
R – Dal punto di vista di un futuro professionale non credo che l’arte possa aiutare il detenuto, il reinserimento nella società e l’abbassamento del rischio di reiterazione è subordinato al fatto che il detenuto trovi un lavoro che gli dia un sostegno economico .
L’arte in tutte le sue forme: pittura, teatro, scultura, scrittura può avere invece un ruolo importante per un percorso interno di presa di coscienza degli errori commessi;
può altresì essere un mezzo di confronto con se stessi e con gli altri, per il superamento delle problematiche passate e l’elaborazione della propria personalità.

D – Ci ha stupito con la pittura, ci dobbiamo aspettare altre sorprese; coltiva altri Hobby?
R- Non ho altri hobby, in ogni caso non considero la pittura un hobby. Essere pittore è una vera passione che deve essere affiancata ad un lavoro remunerativo, che la mantenga. Trascorro davanti al cavalletto parecchie ore e non mi rimane molto tempo per coltivare altri interessi.
Sono da tempo in campo artistico, la mia prima mostra risale al 1978, inoltre ricopro la carica di vice segretario della società promotrice delle belle arti del comune di Asti; ho avuto numerose pubblicazioni su importanti cataloghi e riviste, quali, il Modigliani, la Telaccia, l’Elite e il Quadrato.
Ho esposto i miei quadri in numerose città del mondo da Manhattan a Pechino.
Dopo la partecipazione ad una mostra internazionale di Pechino sono stato insignito di un diploma a riconoscimento delle mie opere ed ho avuto in dono un Buddha di porcellana cinese come riconoscimento della spiritualità trasmessa dai miei quadri.
Da un importante accademia italiana ho conseguito la laurea Honoris Causa in arte e il senatorato accademico.

 
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