Foyer.cc

NEWS

   
 

 

L'invisibilità del tempo e della memoria

Per Dulcinea

M.B.B.

Non ho volutamente parlato, per non cadere in ovvietà dell’invisibilità di noi detenuti…Affermazione vera, purtroppo, ma anche scontata…
Il tema dell’ essere invisibili, mi ha attratto nella dimensione di invisibilità del tempo e della memoria…Partiamo da quest’ultima..
La memoria non è comprensibile senza un approccio matematico.
Il dato fondamentale è il rapporto numerico fra il tempo della vita vissuta e il tempo della vita immagazzinata nella memoria. Nessuno ha mai cercato di calcolare questo rapporto e d’altra parte non disponiamo di strumenti tecnici per farlo; posso tuttavia supporre, senza grandi possibilità di errori, che la memoria si limita a conservare una infinitesima particella della vita vissuta.
Anche questo fa parte dell’essenza dell’uomo. Se qualcuno potesse custodire nella memoria tutto ciò che ha vissuto, se potesse rivivere quando lo desidera un certo frammento del passato, non avrebbe nulla a che spartire con gli umani: tutte le sue sensazioni o i suoi sentimenti non assomiglierebbero affatto ai nostri. Essa è invisibile a noi anche per questo…
In apparenza siamo tutti immersi nella memoria, in questi tempi che vanno dalla fine del secolo scorso all’inizio del nuovo.
Sembra essere divenuto uno “Shibbolet” della nostra epoca: la parola d’ordine attraverso la quale ci presentiamo nelle case ignote come in quelle note e grazie alla quale siamo ammessi nella comunità civile. Chi non ricorda vive in un cono d’ombra, è condannato a vivere incubi e incertezze.
Chi ammette gli errori del passato e li ricorda pubblicamente ottiene qualcosa che somiglia a un lasciapassare. Molto spesso la memoria in quanto invisibile è usata proprio per questo: per chiudere i conti tramite la parola detta, gettata irrimediabilmente vista la sua invisibilità lontano dal proprio Io interiore. La memoria che ci limitiamo a proferire è inoltre altamente ambigua .
Può accadere che essa ci svegli grazie all’esame di coscienza (anche esso invisibile) che in determinate circostanze comporta il pentimento, ma può anche accadere che essa sia mero eloquio senza esame di coscienza, e in tal caso l’effetto che essa ha sull’uomo è nefasto.
Essa in forza della sua invisibilità può paralizzare l’esistenza non solo della singola persona ma di una collettività, chiudendola in fortezze ben protette e consolatrici.
Fin dai tempi dei tragici greci, la memoria può prendere forma di uno spirito maligno, lo spirito di Alastor, che aleggia sulle Erinni, e in tal caso essa schiaccia l’uomo sotto la coltre di un’insonnia che uccide persino il pensiero.
È significativo che la doppiezza racchiusa nella memoria sia rintracciata nell’etimologia stessa di Alastor. Infatti la radice del nome dato al demonio vendicatore è a-léthe, assenza di léthe, di oblio. È la radice che ritroviamo in alétheia, che vuol dire il contrario di quello che ci riservano le Erinni: non l’insonnia prodotta dalla rappresaglia vendicatrice, ma la verità che vigila e ci protegge dal falso. Il non oblio può condurre dunque al vero,alla visione, e questo ha qualcosa in se di miracoloso visto che la memoria e di per se invisibile.
Il tempo… altra invisibilità accertata…. Se prendiamo come spunto il pensiero
sul “Tempo Trinitario” di Agostino, ci rendiamo quanto il presente sia fondamentale,anche se in esso non si esaurisce l’essere dell’uomo: si diventa memori nel tempo presente,ma non è esclusivamente nell’istante che siamo inabissati con tutte le parti della nostra mente e del nostro agire. Il presente di chi si accinge a medicare la propria memoria, per cercare di portarla fuori dalla sua invisibilità, è il presente come lo intende Agostino, e come con molta più mestizia lo intendo io.
Il presente di per sé non esiste, perché appena insorge in quanto presente smette di essere futuro che era stato fin qui e subito viene inghiottito dal passato che non è più. Se questa non è invisibilità…..
Continuando nel pensiero, mi viene da dire che il presente non ha estensione, vive solo dell’incommensurabile frazione d’attimo in cui gia passa, di conseguenza non esiste più nello stesso momento in cui diciamo: esso è. Ma neppure il futuro esiste, non essendo ancora non nato alla vita per cui mi sento di dire che tutti sbagliano quando si tratta del futuro.
L’uomo può essere certo solo dell’attimo presente. Ma anche questo sarà poi vero?
Può davvero conoscerlo il presente? Può davvero giudicarlo? Certo che no..
E come potrebbe capire il senso del presente chi non conosce il futuro?
Se non sappiamo verso quale futuro ci sta conducendo il presente, come possiamo dire se questo presente è buono o cattivo, se merita la nostra adesione, la nostra diffidenza o il nostro odio?

Mi scuso per la divagazione, e tornando al discorso del tempo, anche il passato non esiste,essendo appunto passato. Il tempo stesso in ultima analisi “C’è solo in quanto tende a non essere” come cita Agostino, in questa chiave di lettura io trovo la sua invisibilità.
Mi chiedo allora perché dunque parliamo del tempo, da mattina a sera, e continuamente ci sforziamo di misurarlo, di dividere i secoli, di annunciarne di nuovi.
Il tempo insomma come gia detto è qualcosa che tende a non essere, non esistendo per conto proprio, in nessuna delle sue tre dimensioni.
Se tuttavia esiste, dato innegabile, è perché questi tre tempi si congiungono in una trinità e ciascuno di essi vive a condizione che esistano gli altri due in contemporanea, e che tutti e tre formino l’invisibilità...

 
Home