Il 7 aprile, è stato per
noi un giorno importante…. Si è tenuta all’interno
del carcere la presentazione del libro di poesie “Segnali di vita
dal pianeta Sedna”. Questo libro è stato pensato, progettato
e scritto da noi detenuti, e grazie al contributo del comune e dell’associazione
di volontariato Effatà abbiamo potuto darlo alle stampe. Anche
se ad alcuni può sembrare
un’ eccessiva definizione, è stato un evento; di quelli che
difficilmente possono prendere vita in una realtà come quella carceraria.
E’ stato un lavoro che ha coinvolto tutti i componenti della redazione
(detenuti), ma a cui hanno partecipato sia gli educatori che gli assistenti
sociali e i volontari.
All’incontro è intervenuta la signora Ferlisi, assessore
alle politiche sociali del comune di Asti, che ha voluto conoscere di
persona gli improvvisati “poeti” avendo partecipato alla presentazione
del libro presso la biblioteca astense avvenuta il 18 Marzo…
Per due ore il penitenziario si è trasformato in un piccolo centro
culturale con tanto di pubblico multi etnico, attentissimo e affascinato
dal contenuto delle poesie lette.
L’ avvenimento è iniziato con un discorso del nostro coordinatore,
anch’egli detenuto, costretto a saltellare per poter essere visto
dal pubblico al di là del leggio, vista la sua “imponente”
statura, che oltre alla spiegazione della scelta del titolo e delle motivazioni
che hanno spinto un gruppo di detenuti ad un’iniziativa così
particolare, ha letto una sua poesia inedita dedicata al Papa Giovanni
Paolo II, particolarmente toccante. L’evento è continuato
con la lettura di alcune poesie del libro che a turno abbiamo proposto
al pubblico, intervallata da stacchetti musicali meravigliosamente interpretati
dal gruppo “ Farandoulaires” felici di dare un contributo
alla nostra iniziativa.
Si è potuto visionare il filmato della presentazione esterna del
mese precedente per la quale un nostro compagno ha avuto un permesso speciale
dalla magistratura di sorveglianza in rappresentanza di tutti noi: lo
ha fatto magnificamente, duettando nella lettura delle poesie con il poeta
Ermanno Eandi, che ha curato la prefazione del libro. È stato così
possibile far capire all’esterno che prima di essere detenuti siamo
e saremo sempre uomini pensanti, con sensazioni, idee, speranze, che prendono
forma solo con la coscienza che essere detenuti è soltanto una
condizione momentanea e che lo scopo del carcere (come cita l’articolo
27 della nostra costituzione) non deve essere solamente afflittivo, ma
anche, e soprattutto rieducativo…
Noi ci crediamo… e voi che leggete???
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