Ho intitolato queste riflessioni,
“il piacere di una scelta sicura”.
Mi riferisco alla scelta di continuità che Santa Romana Chiesa
ha voluto fare, nell’eleggere Ratzinger, (Benedetto XVI). Sono contento
di aver indovinato, (parlando oggi con una persona avevo fatto il suo
nome) in effetti non ci voleva una grande lungimiranza per prevedere che
questo sarebbe accaduto, la Chiesa Cattolica è a mio vedere in
una forte crisi di identità, come tale serviva una figura forte,
che tenesse le redini in un momento cosi cruciale, per tutta la cristianità,
una figura che con la sua forza seguitasse in maniera decisa le linee
tracciate da Giovanni Paolo II, e Ratzinger, era il suo discepolo prediletto
quindi la scelta più sicura, il conclave sa perfettamente dove
andrà la Chiesa con questa scelta…
Ho bene in memoria la sua predica nella messa “pro eligendo Romano
Pontifice”
Ratzinger non poteva limitarsi a un’omelia che non lasciasse il
segno.
Tanto più che una simile scelta non fa parte del personaggio.
Coerente con il suo ruolo, la sua immagine, la sua concezione della fede,
ha scritto un testo che ha fatto capire con grande chiarezza quali saranno
le linee guida del suo Pontificato.
Una sua frase mi ha colpito in particolare “Non dovremmo rimanere
fanciulli nella fede”
Mi sono chiesto; cosa consiste essere fanciulli nella fede? Ho trovato
la risposta in San Paolo: significa essere “sballottati dalle onde
e portati qua e la da qualsiasi vento di dottrina” una descrizione
molto attuale.
Quanti venti di dottrina noi abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni,
quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero. La piccola barca
del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da
queste onde, gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo,
dall’ateismo a un vago misticismo religioso; dall’agnosticismo
al sincretismo.
Ogni giorno nascono nuove sette e si realizza quanto dice San Paolo sull’inganno
degli uomini, sull’astuzia che tende a trarre in errore. Avere una
fede chiara, adulta, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato
come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi
portare
“qua e la da ogni vento di dottrina” appare come unico atteggiamento
dei tempi moderni.
Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla
come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio Io e le
proprie voglie. E con questo che la Chiesa del
III millennio dovrà confrontarsi, questo aveva previsto Giovanni
Paolo II e ha ratificato il conclave oggi con questa elezione. Non da
meno altre parole di Ratzinger rimbombano in questo momento dentro di
me frasi dette in questi giorni in varie occasioni pubbliche.
“Dobbiamo essere animati da una santa inquietudine” l’inquietudine
di portare a tutti il dono della fede, e ricordando Papa Giovanni Paolo
II “ ci ha risvegliati da una fede stanca” e ancora attaccando
la stessa Curia “ Quanta sporcizia c’è nella Chiesa,
una barca che sta per affondare che fa acqua da tutte le parti”
parole pesanti, che scuotono le coscienze…
Prevedo un ritorno all’austerità, Benedetto XVI non sarà
un Papa della gente e ne un Papa dei giovani, ma sicuramente sarà
un Papa forte, un nuovo Papa guerriero…
La sfida ora non sono le orde barbariche, ma lo sfaldamento dei valori
della cristianità stessa.
Le tensioni della vita pastorale in questa “età dell’oro”
non hanno fatto che accumularsi, sotto l’effetto degenerativo della
politica dello struzzo; crisi delle vocazioni, anche nei chiostri, invecchiamento
del clero, perdita di seguito della morale sessuale e dei suoi interdetti,cronicità
del disagio del celibato, erosione del diritto matrimoniale, mancanza
di risposte efficaci sulla caduta della prassi della confessione, sulla
diminuzione dei battesimi, sull’eucarestia, ai divorziati, sul ruolo
della donna nella comunità cristiana. Paralisi della creatività
e pluralità delle teologie.
Frustrazione dei laici cattolici (io per primo) in un ritorno alle logiche
clericali della Chiesa, e persino nella liturgia. Blocco dei tentativi
di cristologia asiatica, fatti dai vescovi indiani, e di un diritto canonico
africano, anche per il matrimonio, e vie di inculturazione del Vangelo
nelle tradizioni spirituali e culturali extraeuropee.
E questo non è che un fianco dell’agenda di Benedetto XVI,
senza toccare i temi scottanti dell’antropologia, segnalati dal
Cardinale Ruini, come frontiera di sfida, un appuntamento inesorabile
per la Chiesa: come riadattare il suo messaggio eterno alle questioni
poste dallo sviluppo della scienza e della genetica? Poi, le questioni
che formano forse il lascito che ha attirato su Giovanni Paolo II l’ammirazione
popolare ma anche alcune riserve, sia tra i suoi a Roma sia tra i potenti
della Terra: l’opzione della nonviolenza e il superamento della
logica della “guerra giusta” al di là del realismo
imposto dai vincoli diplomatici e concordatari; l’opzione per una
Chiesa che si adoperi per una “globalizzazione della solidarietà”
l’opzione del dialogo interreligioso e dell’ecumenismo, per
salvare le ragioni dell’umano di fronte alle derive catastrofiche
e ai rischi dello “scontro di civiltà”. Una agenda
quantomeno imponente … Che altro dire? Che Dio lo aiuti…
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